manifesto di piccoli e grandi caratteri

declinare il tempo
Sappiamo che la luce che proviene dai corpi celesti, come le stelle o le galassie, ci mette milioni o perfino miliardi di anni per raggiungere la Terra.
Le stelle ne sono la testimonianze di questi eventi passati, alcuni di milioni di anni fa, nonostante li vediamo nel nostro presente.
Allo stesso modo il tempo, nella nostra vita quotidiana, è un intreccio di passato, presente e futuro.
Una
relazione complessa che suscita fascino.
Oggi in un mondo
interconnesso, l'idea di "il futuro nel presente" non è
più un paradosso, ma una realtà condivisa.
Quando interagiamo con qualcuno che si trova in un fuso orario diverso, stiamo comunicando con una persona che vive, in effetti, in una parte differente della nostra linea temporale.
È come declinare il tempo: "il futuro nel presente".
Oggi è domani per te, ieri per me.
Mentre noi siamo ancora nel nostro presente, loro si trovano già nel loro domani.
Luoghi lontani, stesso momento di conversazione, ma separati da date diverse
A
dividerci non è solo la distanza, ma anche l'arco temporale.
La
nostra linea temporale si restringe, e la distanza che ci separa è
rappresentata non solo dai chilometri, ma anche dagli istanti che ci
dividono.
Siamo connessi simultaneamente e in modo asimmetrico: dove le ore si sovrappongono ma le date divergono.
Questo ci porta a riflettere su come il tempo, un tempo considerato un flusso unidirezionale e immutabile, diventa come un tessuto che intreccia diversi momenti della nostra esistenza.
Presente, passato e futuro.
Nell'arco
di poche ore abbiamo ristretto la linea del tempo.
Per comprendere
meglio questa idea, possiamo fare riferimento ad alcune teorie sul
tempo.
La teoria della relatività di Einstein, ad esempio, ci insegna che il tempo non è assoluto, ma relativo, attraverso fusi orari differenti, viviamo una versione tangibile di questa teoria: ci muoviamo attraverso diverse dimensioni temporali, creando una connessione che si estende oltre i confini tradizionali del tempo lineare.
Questo significa che può variare in base alla velocità a cui ci muoviamo e alla nostra posizione rispetto a un campo gravitazionale.
Anche
se queste idee sono principalmente teoriche e scientifiche, ci
forniscono un fondamento per la comprensione come diversi individui
possono percepire il tempo in modo differente a seconda delle loro
esperienze e posizioni.
Dal punto di vista della sintassi
linguistica, i tempi verbali ci permettono di ancorare le nostre
esperienze in una sequenza temporale: passato, presente e futuro.
Tuttavia, nel mondo globalizzato di oggi, queste distinzioni si fanno più sfumate.
Parlare
di eventi futuri come se fossero presenti diventa una necessità
pratica quando ci relazioniamo con persone in diversi fusi
orari.
Capire e accettare questa fluidità del tempo ci offre
potere.
Ci permette di empatizzare meglio con gli altri, comprendendo che la loro percezione degli eventi può differire dalla nostra.
Ci offre la possibilità di pianificare in modo più efficace, tenendo conto delle variazioni temporali globali.
Inoltre,
questa comprensione può arricchire il nostro apprezzamento verso la
diversità culturale e temporale, ricordandoci che il nostro domani
può essere l'oggi di qualcun altro.
Declinare il tempo in "il
futuro nel presente" ci ricorda che siamo tutti intrecciati in
un razzo temporale che trascende i confini geografici e cronologici.
Imparare a navigare in questa complessità con le giuste teorie e strumenti sintattici non solo amplia la nostra comprensione del mondo, ma ci equipaggia anche a vivere in armonia con le diversità temporali che incontriamo.
Proprio come le stelle nel cielo notturno, il tempo ci connette tutti, passato, presente e futuro, in un'unica esperienza universale.
Tuttavia, questa divisione non deve essere vista come un ostacolo, ma come un'opportunità per arricchire la nostra esperienza umana.
Mentre intrecciamo conversazioni, collaborazioni e connessioni con persone in diversi fusi orari, abbracciamo una realtà in cui passato, presente e futuro si fondono, offrendoci una visione più ampia e profonda del mondo.
Così, il futuro non è più un concetto distante, ma una parte integrante del nostro presente, vissuta e condivisa ogni giorno nel vasto panorama dell'esistenza umana.

viaggio nel labirinto della memoria
"Il ricordo delle cose passate non è necessariamente il ricordo di come siano state veramente" Marcel Proust
Immagina di camminare attraverso un immenso archivio, dove ogni scaffale è colmo di schede ingiallite, contenenti i dettagli intricati di una vita vissuta.
Ogni scheda rappresenta un ricordo, eppure, man mano che cerchi di trovarne uno specifico, scopri che molti di essi sono stati alterati dal tempo, come vecchie fotografie sbiadite.
Questo è il viaggio nella mente quando si cerca di ricordare il passato: un viaggio che può rivelarsi tanto affascinante quanto frustrante.
Rivisitare i ricordi, infatti, può diventare un compito faticoso, un'esperienza che ci rende consapevoli di quanto il tempo possa trasformare le nostre percezioni.
Nel trascorrere dei giorni, il passaggio del tempo si dimostra un artigiano invisibile, che scolpisce e modella i nostri ricordi e le nostre esperienze. Quello che un tempo era chiaro e definito diventa sfocato e incerto; gli errori di interpretazione vengono corretti, ma non sempre con precisione. In questo labirinto della memoria, il punto di partenza è spesso nebuloso, e la destinazione, incerta.
È come se la nebbia del tempo avvolgesse i contorni della nostra storia personale, facendoci dubitare di ciò che realmente è accaduto.
Gli eventi si sovrappongono, creando un mosaico complesso di esperienze che possono distorcere la nostra percezione della realtà.
È facile perdere l'orientamento in questo groviglio mentale, dove le circostanze diventano inaffidabili e il pensiero si disorienta.
La memoria non è una registrazione perfetta del passato, ma piuttosto una serie di impressioni e sentimenti che si mescolano e si intrecciano.
La sovrapposizione di eventi e dettagli può portarci a creare narrazioni che sembrano inverosimili, eppure, in qualche modo, autentiche nelle loro imperfezioni.
Anche i ruoli delle persone cambiano e perdono la loro caratterizzazione originaria.
Le figure del nostro passato diventano come attori in un'opera teatrale, i cui tratti distintivi si dissolvono in forme strane e indefinibili.
Quello che un tempo era un rapporto chiaramente definito, ora è avvolto nel mistero e nel cambiamento.
Ricordiamo volti, ma le emozioni e le connessioni che ci legavano a loro sono diventate sfocate, come se il passaggio del tempo avesse alterato la scenografia della nostra vita.
Questo crogiolo di situazioni inverosimili ci invita a riflettere sulla natura mutevole della memoria e del ricordo.
È un viaggio che richiede empatia e comprensione, sia verso noi stessi che verso gli altri, mentre cerchiamo di navigare nel labirinto della nostra mente.
Come il protagonista di un romanzo misterioso, la nostra mente esplora gli intricati corridoi dei ricordi e delle esperienze, cercando di svelare il significato nascosto dietro ogni svolta e curva.
Anche se il viaggio può essere faticoso e a volte incoraggiante, è anche profondamente umano e ricco di significato.
Comprendere e accettare la natura inaffidabile della memoria ci permette di vivere con maggiore empatia e apertura verso le nostre imperfezioni e quelle degli altri.
In definitiva, il nostro passato, per quanto sfuggente e mutevole, è un fondamentale intreccio di chi siamo.


terremoto e altre catastrofi: ripensare l'urbanistica per un futuro sicuro
Il nostro paese è caratterizzato da una geografia fragile, vulnerabile a eventi catastrofici come terremoti, alluvioni e frane.
L'emergenza che segua a queste calamità è spesso affrontata con misure tampone, piuttosto che con riflessioni a lungo termine sul territorio e sull'urbanistica.
È tempo di ripensare l'approccio alla gestione del suolo, una questione fondamentale che merita attenzione e azione immediata.
La proposta di utilizzare assicurazioni sulle case come strumento per affrontare gli eventi catastrofici è una soluzione superficiale.
Non affronta le cause profonde della vulnerabilità del territorio.
Si tratta di un modo per mettere una pezza su un problema strutturale, mentre si continua a costruire in aree ad alto rischio, mantenendo un ciclo vizioso di distruzione e ricostruzione.
È un atteggiamento pericoloso, che non fa altro che trascurare la necessità urgente di una politica urbanistica seria e rigorosa.
Troppo spesso assistiamo a nuove costruzioni che violano il buon senso e le norme di sicurezza.
Negli ultimi anni, si è assistito a un'escalation di progetti edilizi in zone vulnerabili: ai pendii dei vulcani e delle montagne; vicino a mari, fiumi e torrenti.
Queste scelte non solo mettono a rischio la vita delle persone, ma causano anche gravi danni paesaggistici e ambientali.
La distruzione di boschi e l'interramento di torrenti rappresentano solo una parte della devastazione.
È urgente fermare questo consumismo di suolo che considera il territorio come una mera risorsa da sfruttare.
Le autorità pubbliche devono avere il coraggio di prendere decisioni audaci.
La mia convinzione è che dobbiamo partire dalla demolizione dell'esistente per costruire un futuro più sicuro.
Questo significa stabilire regole severe riguardo alla costruzione in aree a rischio e proteggere le zone delicate del nostro ambiente.
È necessario vietare la costruzione in quelle aree, consentendo solo interventi mirati e rispettosi dell'ecosistema.
Inoltre, la pianificazione urbana deve andare oltre la semplice tutela del territorio.
Dobbiamo creare città "a misura d'uomo", progettate per il benessere dei cittadini.
Questo implica investire in infrastrutture e servizi essenziali, garantendo che ogni area abitata sia accessibile e vivibile.
Utilizzare materiali ecocompatibili e sfruttare energie alternative non è solo una scelta responsabile, ma un passo indispensabile verso un'economia sostenibile.
Investire nella creazione di spazi verdi, nel rafforzamento dei sistemi di drenaggio e nel miglioramento della resilienza degli edifici è fondamentale per costruire comunità in grado di resistere agli eventi catastrofici.
Se pensiamo ai costi associati a ogni calamità — in termini di vite umane, danni materiali e impatti economici — ci rendiamo conto che prevenire è sempre più conveniente rispetto a riparare.
Il dibattito pubblico deve quindi orientarsi verso una maggiore sensibilizzazione riguardo all'importanza di una gestione territoriale attenta e consapevole.
Educare i cittadini sui rischi associati a certe scelte edilizie ed esortare le istituzioni a dare priorità a piani di sviluppo sostenibili sono passi fondamentali.
La popolazione deve essere coinvolta in questi processi decisionali per garantire che le scelte fatte siano realmente al servizio del bene comune.
Tutto questo ci impone ci impone una riflessione approfondita sull'uso del suolo.
La costruzione indiscriminata in aree vulnerabili è una pratica insostenibile che deve cessare.
È tempo di adottare una nuova visione urbanistica che consideri la fragilità del nostro territorio come un elemento centrale nella pianificazione.
Costruire un futuro più sicuro, sostenibile e rispettoso dell'ambiente, per garantire un equilibrio tra sviluppo urbano e tutela ambientale, chiave per preservare la nostra vita e il nostro futuro.

ci siamo persi
La condizione attuale della nostra classe politica si presenta come un complesso mosaico di visioni distorte e fratturate.
Viviamo in un'epoca di grande confusione, in cui la nostra classe politica sembra affetta da gravi difetti visivi.
Questa metafora ci aiuta a comprendere meglio la situazione attuale: i nostri governanti appaiono miopi, incapaci di guardare oltre il presente; ipermetropici, non riuscendo a mettere a fuoco le questioni più vicine; e presbiti, perdendo di vista l'importanza della nostra storia recente.
Questa combinazione di difetti ha creato una visione distorta della realtà, dove problemi urgenti si mescolano a crisi temporanee, rendendo difficile affrontare seriamente le sfide che ci attendono.
In primo luogo, dobbiamo considerare la miopia della nostra classe dirigente.
La incapacità di proiettarsi nel futuro ha effetti devastanti sulle politiche pubbliche.
I leader politici sembrano spesso più interessati a raccogliere consensi immediati piuttosto che a implementare misure lungimiranti.
Sempre più è netta la distanza fra chi decide, la classe politica, e i cittadini che subiscono senza poter dire la sua.
Questo comportamento genera una serie di emergenze che potrebbero essere evitate se solo ci fosse una vera partecipazione democratica e una seria pianificazione strategica.
L'assenza di una visione a lungo termine non solo compromette il benessere attuale, ma mette a rischio anche il futuro delle nuove generazioni.
D'altro canto, l'ipermetropia ci impedisce di vedere i problemi più vicini e urgenti.
Spesso, le politiche adottate dalla nostra classe politica sembrano ignorare le reali necessità dei cittadini.
Invece di affrontare questioni fondamentali come la disoccupazione, l'istruzione e la sanità, si dedica troppo tempo a dibattere su temi superficiali e ai propri interessi.
Questa disconnessione tra la classe politica e la società è preoccupante e dimostra una mancanza di ascolto che non possiamo più permetterci.
In aggiunta, c'è la questione della presbiopia, che simboleggia il nostro oblio del passato.
La storia dell'umanità, ricca di eventi drammatici e significativi, viene spesso dimenticata o trascurata.
La nostra storia è fatta di fratricidi, migrazioni e immigrazioni, di invasioni, guerre e rivoluzioni, che hanno segnato il nostro percorso e offrono insegnamenti preziosi per il presente.
Tuttavia, sembra che siamo incapaci di riconoscere e apprendere da questi avvenimenti storici.
Questa "memoria corta" non solo ci allontana dalle nostre radici, ma limita anche la nostra capacità di analisi critica.
La superficialità con cui osserviamo i fenomeni contemporanei deriva, in parte, dalla mancanza di educazione storica.
Non possiamo pretendere di affrontare le sfide moderne se non comprendiamo appieno le origini delle dinamiche sociali e culturali che ci circondano.
È fondamentale promuovere una cultura del pensiero critico, che incoraggi ogni individuo a interrogarsi, a mettere in discussione le proprie convinzioni e ad approfondire la propria conoscenza.
Solo così potremo prepararci ad affrontare il futuro con maggiore consapevolezza.
Per migliorarci, è essenziale facilitare il dialogo tra diverse culture e generazioni.
Attraverso lo scambio di esperienze e prospettive, possiamo costruire un quadro più chiaro e completo della realtà.
Dobbiamo superare barriere, pregiudizi e posizioni rigide, affinché ognuno possa contribuire al dibattito collettivo.
Coltivare la curiosità intellettuale e promuovere l'apertura mentale sono passi necessari per una comprensione più profonda degli eventi e delle loro cause.
In conclusione, ci siamo persi lungo la strada sia a livello individuale che collettivo.
La nostra classe politica deve riconoscere i propri limiti e impegnarsi a superare questa miopia, ipermetropia e presbiopia, mentre noi cittadini dobbiamo risvegliare il nostro pensiero critico, la nostra coscienza storica e sociale.
Solo attraverso una maggiore consapevolezza e un atteggiamento critico potremo costruire un futuro migliore per noi e per le generazioni a venire.
Ho nostalgia
Una frase, una parola, un cenno
Avrei voluto come sogno di stanotte
Fossi qui con noi
Una festa, un sorriso
Rinnovare un saluto
Avrei voluto con la carezza del vento, i fiori, gli amici, una poesia
Scambiare uno sguardo
Ho nostalgia, dirò al vento stasera di dirti piano:
Che noi, nella storia, saremo custodi delle tue parole
e nel cuore del tuo calore.
Con il suono ci si può intendere.
Ziba Mariam Moinzadeh
Molti sogni sollevano frastuono nel crepuscolo
Quando un sogno soffoca il precedente,
Dal sogno seguente viene cacciato.
I sogni passati sono neri come inchiostro.
Anche i sogni presenti sono neri come inchiostro:
E quello presente e quello passato esitanti dicono:
" Guarda ho davvero un bel colore".
Forse il colore è bello, nell'oscurità non si capisce,
E inoltre non si sa chi sia a parlare.
Nell'oscurità non si capisce, con la febbre e il mal di testa.
Vieni, vieni, sogno trasparente.
Sogni", di Lu Xun